martedì 17 novembre 2015

IL MAL D' AFRICA e LA MIA ESPERIENZA IN MADAGASCAR


Non è facile parlare del Madagascar perchè ricco di sentimenti ambivalenti.
Fino ad adesso è stato per me il viaggio dei viaggi, così intenso e vissuto che mi ha fatto anche male!
Sono stata in questa terra due mesi, ospite di una comunità nel paese di Masua, sono partita da volontaria per andare ad aiutare in questo centro dove nascono anche i bambini e dove quindi potevo fare l'ostetrica.


Parti carica con tante e grosse valige, dentro pochi vestiti ma tanti guanti, medicine, ferri chirurgici che ormai da noi, in Italia, andrebbero buttati, divise, pile, biro, pennarelli per i bambini, caramelle, libri, spray anti zanzara, non so che altro avessi con me ma vi assicuro che quando parti, parti molto carica soprattutto di aspettative... "e chi mi ferma, quando arrivo metto in opera il mio piano di salvataggio del mondo, si, io salverò il mondo!!"
Poi  arrivi e ti schianti con la realtà che nella tua testa, per quanto sei stato fortunato, non hai mai potuto nemmeno arrivare ad immaginare.



L'Africa cambia te e non certo il contrario.
Una vita che trascorre lenta e qui più lento del trascorrere delle ore va il cambiamento.
Quindi come primo accorgimento devo dire che se decidete di intraprendere un viaggio così bisogna ricordarsi di portare con sè la pazienza.



Come avete capito non sono andata nel Madagascar felice, quello del mare figo, delle lune di miele, dei villaggi e dello snorkeling; ho avuto la fortuna di vivere in una piccola realtà come tante ce ne sono qui, dove tutto è semplice, travolto dai mostri delle credenze popolari, povero, sorridente, fatto di capanne di terra e tetti di paglia e sconvolgentemente reale.



E' stata una delle esperienze più strane e forti della mia vita, si perchè quando ti ritrovi a vivere, a lavorare e a condividere la tua giornata con i locali, così gentili ma così tremendamente diversi da te, questa terra arrivi ad amarla profondamente ma delle volte, anche ad odiarla, perchè è difficile comprendere certi meccanismi per menti come le nostre che sono cresciute coccolate e protette; non capisci il perchè e ti si attanaglia la mente. 


Tramite le e mail che riuscivo a inviare via radio a mia mamma ho tenuto un diario dell'esperienza, sono tante le lettere e soprattutto da sistemare; chissà che un giorno arriverò a pubblicarle.



Sono arrivata qui perchè un'amica che c'era già stata mi ha fatto vedere delle foto e da quel momento l'idea mi è sempre ronzata in testa come una zanzara fastidiosa che non ti lascia dormire la notte.
Nel 2013, in un momento particolare della mia vita avevo voglia di scappare avevo voglia di libertà... solo Dio sa di che avevo bisogno...
Così in poco tempo ho organizzato la partenza, solo il contatto del padre della missione, un certo Eugenio che ho avuto modo di sentire poche volte prima della partenza, la fede nel cuore, il biglietto aereo e le vaccinazioni obbligatorie.  
Un lungo viaggio di infinite ore, dove l'adrenalina ancora t'impedisce di realizzare quello che stai facendo e dove stai andando; poi arrivi di notte, tutto stanco e tramortito dal viaggio, Eugenio c'è, è riuscito a venirci a prendere, bene! Ci scorta un poliziotto e un pò d'ansia ti viene...
Tutto così diverso e tutto così aspro per occhi abituati a vedere cose molto diverse.



Dalla capitale c'è parecchia strada da percorrere per arrivare al villaggio e tante tappe da affrontare per fare le scorte di cibo.



Ci abbiamo impiegato due giorni di viaggio, questo tempo è stato utile per iniziare a familiarizzare con Eugenio e suor Berthin e per conoscere grazie ai loro racconti questa terra.
Ricordo bene l'accoglienza arrivati al villaggio...
E' stata una festa, ricordo i sorrisi, le strette di mano e ricordo loro, i bambini del preventorio...così belli, così piccoli, così menomati ma così pieni di vita e di coraggio.


E' a loro che devo tantissimo, mi hanno insegnato un sacco, il tempo passato a giocare con loro è stato prezioso, ricordo che ero gelosa di questo tempo spensierato, delle corse per giocare ad acchiapparella, dei canti, dei baci e dei lunghi discorsi un pò in italiano e un pò in malgascio.



Eugenio e le suore hanno fatto di tutto per accogliere nel miglior dei modi i volontari che decidono di arrivare qui da loro costruendo una casa per i volontari dotata di tutti i confort; ringrazi, ma in cuor tuo sai che non è quello che cercavi e che ti andava bene anche molto meno.
Per quanto ci tenessero tantissimo a proteggerci e a coccolarci dandoci tutto quello che potevano darci, non ti possono proteggere dalle esperienze... è inevitabile lo scambio con le altre anime e quello che ne conseguirà.

Scrivo e mi commuovo,  da questo capisco che il mal d' Africa non passa, è come un marchio a fuoco sul cuore.



Quella terra rossa come il sangue, sconfinata come il mare, quei tramonti che ti sanno incantare, esperienze che ti sconvolgono, sorrisi che ti penetrano, bui che ti bloccano le gambe, stelle che ti sanno consolare, piogge che ti tuonano nel petto, morti inattese che non ti puoi spiegare per le quali puoi solo pregare, non si possono di certo dimenticare.



In posti come questi senti dentro il bisogno fortissimo di pregare, di rivolgerti a qualcuno di più grande che possa accogliere le tue speranze. La fede un pò barcolla, barcolli anche tu tra mille pensieri, momenti di felicità infinita e momenti di straordinaria tristezza. Ti chiedi davvero se esiste un Dio perchè ti guardi intorno e non capisci perchè così tanta differenza tra noi e loro. Poi capisci che un Dio c'è perchè sono loro che te lo mostrano.



Spesso nei miei sogni e nei miei pensieri quest' Africa mi regala momenti di pace.



Non tanto tempo fa ho incontrato Eugenio, in Italia, per i suoi soliti controlli di routine, mi ha mostrato foto di laggiù... le cose non sono cambiate, i bambini però sono cresciuti, io me li ricordo chissà se loro un pò si ricordano di me.



Sento una voglia matta di ritornare...


LaGiuly SMILE

Viaggioanchesola.blogspot.com








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